FUTURO ANTERIORE: ARCHITETTURA D'INTERNI, ARCHITETTURA DEL VETRO, CONTRACT, VETRATE

ARCHITETTURA DEL VETRO

Il primo materiale vetroso, secondo la testimonianza di Plinio il Vecchio, si originò nel III Millennio a.C. in Fenicia, da blocchi di soda fusi sulla sabbia del fiume Belo dal fuoco di un bivacco: una scoperta casuale, che le civiltà succedutesi nei secoli affinarono, trasformando il vetro da oggetto funzionale ad espressione artistica.

Basti pensare agli unguentari e alle faïences egizie, al vetro soffiato concepito a Sidone e affinato a Murano, ai mosaici delle terme e delle ville romane, ai vetri inseriti nei palazzi tardo medievali , alle finestre vetrate legate a piombo.

La necessità di introdurre la luce all’interno delle enormi cattedrali gotiche generò l’architettura del vetro.

Ma la vera e propria instaurazione del vetro in architettura compete a Sir Joseph Paxton che nel 1851, in seguito ad esperimenti protrattisi alcuni anni, progettò il Christal Palace di Hyde Park, realizzando in soli sei mesi una complessa struttura in acciaio e vetro rivoluzionando il modo stesso di concepire l’involucro edilizio: al concetto di un’architettura resa permeabile alla luce solo in alcuni punti, sostituì quello di un rivestimento totalmente trasparente.

Esperto botanico, trasse ispirazione esaminando le foglie del giglio della Guyana: il segreto della loro “naturale ingegneria” si doveva al collegamento tra le nervature di irradiamento notevolmente rigide a quelle trasversali oltremodo flessibili.

Su questa scia, agli albori del ‘900, i progetti di Le Corbusier, dei componenti della Glaserne Kette e di Bruno Taut rappresentarono i prodromi alle costruzioni del Padiglione dell’Acciaio all’esposizione di Lipsia del 1913 e a quello del Vetro al Werkbund di Colonia l’anno successivo: ne derivò l’edificazione progressiva di grattacieli, edifici ed uffici, pubblici e non, su buona parte del pianeta. Le avveniristiche ricerche sull’uso del vetro in architettura, ne permisero un utilizzo estensivo quale materiale costruttivo, sia col suo inserimento in grigliati metallici che ancorando tra loro le lastre mediante rotules, soluzione quest’ultima necessaria a conferire una relativa autonomia di movimento tra i vari elementi.

L’innovazione più determinante nella produzione del vetro si verificò negli anni 50 ad opera del Pilkington Float System, metodo col quale la colata di vetro, che galleggia espandendosi su un bagno di stagno fuso, una volta raffreddatasi si solidifica in lastra continua.

In questo periodo Mies van der Rohe costruisce la Casa Farnsworth, per le pareti della quale impiega esclusivamente vetro, garantendo una continuità pressoché totale tra l’interno e il paesaggio, inaugurando un impiego più radicale di questo materiale nella costruzione di abitazioni private.

Pur concentrando pregevoli prerogative quali salubrità e robustezza, essendo la trasparenza la sua principale caratteristica architettonica, creava problemi di salvaguardia alla riservatezza, nonché difficoltà di manutenzione e pulizia che ne ostacolavano un uso massiccio nell’architettura privata.

Ma la ricerca tecnico scientifica ha consentito di risolvere i più svariati inconvenienti .

Le più innovative soluzioni sono ora costituite dalle lastre termiche, basso emissive, acustiche, ottico-luminose, antiproiettile, acidate, luminescenti, fotocromatiche, smaltate, a cristalli liquidi, fotovoltaiche, schermanti ai raggi X, autopulenti.

Inoltre la tecnologia edilizia del vetro ha prodotto innovazioni radicali che hanno, ancora una volta, completamente ridefinito il linguaggio dell’architettura del vetro, soppiantando i composti chimici di fissaggio e sigillatura ai sistemi meccanici di montaggio.

Grazie agli innumerevoli campi di applicazione, il vetro può essere oggi considerato come il materiale da costruzione per eccellenza, accostabile a qualunque sostanza, adeguato ad ogni tipologia di restauro.

In conclusione: l’elemento distintivo dell’architettura contemporanea.

Futuro Anteriore Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS!